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Le notizie sull' antico comprensorio della Barona sono poche, dal punto di vista geografico esso e' ben definito da due storici ed importanti
corsi d'acqua: il Naviglio Grande ed il Naviglio Pavese. La prima traccia storica sulla Barona e' data da preziosi ritrovamenti fatti in questo
secolo nel ripostiglio della Cascina Ranza di via F. da Liscate. Uomini di una tribu' appartenente alla famiglia dei Liguri e vissuti qui
nell'eta' del bronzo, che inizia in Lombardia verso il 2000 a C. hanno testimoniato la loro permanenza, dandoci cimeli di tale epoca
storica e che oggi sono conservati nel Civico Museo Archeologico del Castello Sforzesco. La seconda traccia storica risale al 973 d.C.
si tratta di un documento conservato nella Curia Arcivescovile di Milano. In tale documento si parla di un privilegio dell'Imperatore Ottone II
riguardante il patrimonio di S. Pietro in Cielo d'Oro a Pavia.
La localita' e' indicata come vicus baronis, letteralmente "paese del Barone". Rispetto alla Milano romana, la Barona era situata nel
cosiddetto Pomerio che corrispondeva al territorio esterno alle mura della citta'. (post muras) Il Pomerio prese il nome di Comune di Corpi
Santi perche' anticamente vi venivano seppelliti i morti che per ragioni igeniche venuvano inumati sempre fuori dalle mura, poiche' il popolo
aveva grande rispetto dei propri defunti il luogo veniva considerato in senso generico Santo.
Milano a quel tempo era divisa in cinque spicchi, secondo la porta di appartenenza , vi erano cosi' i Corpi Santi di Porta Orientale, Romana,
Ticinese, Comasina e Vercellina. La Barona, con 2100 abitanti apparteneva alla Porta Ticinese, che comprendeva altre quattro parrocchie
S. Gottardo, S. Maria del Naviglio, SS. Pietro e Paolo ai tre ronchetti, S. Barnaba in Gratosoglio. Nel 1861, con l'unificazione dell'Italia
il territorio dei Corpi Santi diventa un vero e proprio Comune in senso moderno con propria autonomia, consiglio comunale, giunta e sindaco.
La sede del Comune di Milano fu messa in centro, dato che tutte le frazioni del Comune avevano una distanza piu' o meno uguale dal centro.
I prodotti che la Barona forniva alla citta' erano soprattutto grano, riso e verdure. La zona era (ed ancora) ricchissima d'acqua in quanto
dai Navigli era stata derivata una fitta rete di canali e per di piu' il terreno essendo argilloso ha formato un' altra ricchezza per la Barona,
si sono formate le marcite, o prati perenni che danno fieno tutto l'anno. Le marcite sono state un' invenzione dei monaci benedettini
i quali tra l'altro avevano qui un monastero dove ora sporge la cascina Battivacco. Fino alla prima guerra mondiale il territorio e' rimasto
pressoche' agricolo, mentre nell' immediato dopoguerra ha cominciato ad essere invaso da centinaia di piccole e medie industrie.
Il punto di partenza e' il 1964-65 quando nasce il quartiere S. Ambrogio che costeggia la via del Mare.
Tratto da Sciroeu de MilanLuglio 2002 pag. 13 articolo di Armando Todesco
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